SPAZIO DEL DESIDERIO…inizio di una storia

Finalmente oggi, in un caldissimo pomeriggio di piena estate quando la sopravvivenza delle sinapsi è legata ai gradi del condizionatore, ho realizzato uno dei miei piccoli desideri: creare il mio blog!!! Quindi, nel primo post (che a scriverlo mi trema la mano per l’emozione) scrivo cosa vorrei che fosse questo web space:

  • il luogo della narrazione, perchè una storia non esiste se non la racconti, come mi ha insegnato una persona che stimo molto (Angelo Bardini)
  • il  taccuino “digital version” dove i pensieri e le emozioni diventano parole
  • lo spazio della condivisione, community place, dove le idee crescono e diventano grandi attraverso il confronto e la relazione (a distanza)
  • una collezione di esperienze didattiche un po’ folli, un po’ rock
  • un laboratorio di ricerca e sperimentazione di un’educazione all’umanesimo e alla complessità
  • il diario di bordo di questo viaggio per diventare ciò che veramente sono e voglio essere: un’insegnante appassionata e visionaria che crede nel potere dell’istruzione per rendere il mondo migliore e il futuro sostenibile.

All’origine di tutto questo, incipit dell’avventura più avventurosa che ci sia, c’è un’amicizia, quella con Jenny e Daniela, compagne di notti brave a progettare minilesson e percorsi di project based learning, sorelle acquisite per scelta e affinità, consigliere sagge e frugali, interlocutrici per kilometri  di conversazioni su Telegram, amiche entusiaste, sorprendenti, complicate e “competenti”.

Ecco, adesso sono pronta!

 

ORIENTALLY: PERCORSO DI ORIENTAMENTO IN TERZA MEDIA

Ultimo anno di scuola media: per gli alunni l’anno delle scelte, delle decisioni importanti quelle che determineranno il loro futuro; per gli insegnanti l’anno dell’orientamento, della compilazione del consiglio orientativo e dei progetti legati alla scelta della scuola superiore. Solitamente ogni scuola media ha percorsi già consolidati, incontri con psicologi ed esperti, sopralluoghi nelle scuole superiori. Ora, al di là della validità ed efficienza di queste road maps ogni insegnante alle prese con la questione “orientamento” dovrebbe interrogarsi sull’efficacia  di esse. Occorre allora partire da queste domande: chi sono i veri protagonisti di questi percorsi? I ragazzi sono davvero coinvolti e motivati? E, infine, la madre di tutte le domande: come posso io insegnante fornire agli studenti gli strumenti adeguati per compiere la scelta giusta o almeno consapevole riguardo la scuola superiore?

A partire da questi interrogativi ho cercato di progettare un percorso che non solo fornisse ai ragazzi le conoscenze relative alle scuole superiori del territorio, ma anche le competenze per costruire il loro spazio del futuro. Perchè l’orientamento non si riduce a finestra temporale che si apre per qualche mese sull’avvenire esclusivamente scolastico dello studente, ma si amplia in orizzonte permanente di possibilità ed occasioni.

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Prologo:  percorso di costruzione dello spazio del futuro

Prima di affidare ai ragazzi la “missione orientamento” ho ritenuto necessario dedicare tempo e risorse a fornire loro le conoscenze e gli strumenti adatti per affrontare l’argomento. In particolare, ho tracciato un percorso su più livelli, lungo dimensioni temporali differenti:

  • identità individuale, personale: chi sono, chi voglio essere
  • identità sociale e professionale: che ruolo voglio avere nel mondo e nella società, che lavoro voglio svolgere
  • dentro di me: le mie radici, i miei sogni, i miei desideri, i miei talenti, le mie fragilità
  • intorno a me: l’offerta di istruzione e lavoro del mio territorio, le professioni di oggi e di domani
  • ieri: da dove vengo, quali erano i miei desideri, cosa è cambiato da allora (il passato)
  • oggi: chi sono qui, ora, le scelte che devo compiere (il presente)
  • domani: alzo gli occhi verso il futuro nella dimensione delle possibilità e delle occasioni, in quello spazio del desiderio dove nulla è già accaduto e tutto può compiersi (il futuro)

Di conseguenza anche le attività proposte sono state diversificate in modo da incontrare le esigenze e gli interessi di ogni alunno:

  • liste di sogni impossibili, di idee geniali, di talenti e desideri
  • letture di albi illustrati (La mucca che voleva imparare a volare) su temi come fiducia in se stessi, gusto per la ricerca e la scoperta, uscita dalla propria comfort zone, etc
  • manifesti di se stessi con traguardi da raggiungere e impegni da rispettare
  • ascolto della canzone di Jovanotti La linea d’ombra e riflessioni su adolescenza, scelte, responsabilità, occasioni, viaggi reali e metaforici
  • valigie di essere e avere

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Scopo di questo intenso percorso è quello di aiutare ogni alunno a indagare su di sè, a porsi delle domande significative ed autentiche per individuare i contorni della propria identità. Perchè il futuro dipende dal presente: le scelte, le decisioni che prendiamo oggi determinano il nostro futuro domani. Chi saremo tra 15 anni dipende da chi siamo ora. Per questo è importante fermarsi a riflettere su chi siamo oggi, sulla nostra identità. Scelgo oggi, diventerò domani.

Un pbl per orientarsi

La cornice metodologica che ho scelto per il percorso sull’orientamento  è il Project based learning, un modello di didattica laboratoriale che pone l’alunno al centro del proprio apprendimento, rendendolo protagonista del suo imparare. Siamo partiti dal tema/ problema: l’assessorato all’Istruzione del Comune di Modena richiede la realizzazione di una guida alla scelta della scuola superiore destinata agli alunni di terza media. Quale prodotto/ servizio può soddisfare questa  richiesta? Quindi, che tipo di prodotto /servizio realizzereste voi?  I ragazzi si sono confrontati in un brainstorming per “accumulare” idee, stimoli, suggerimenti, proposte in libertà riguardo il tema/ problema da affrontare. Al termine di questa fase iniziale la classe ha individuato il prodotto finale da realizzare: una guida on line alla scelta della scuola superiore. Per realizzarla abbiamo trasformato l’aula in un spazio creativo e flessibile all’interno del quale i ragazzi divisi in gruppi e coordinati dai team leader hanno prodotto mappe split tree per individuare utenti, bisogni  e caratteristiche della guida e studi di fattibilità per pianificare in modo flessibile e sostenibile l’intero progetto. Dopo quattro settimane di duro lavoro artigianale Orientally  è pronto per essere presentato ai suoi utenti. I ragazzi organizzano l’evento predisponendo inviti, locandine, interventi e sceneggiatura. Alla fine, in una mattina d’inverno, Orientally diventa un vero e proprio show degno di Steve Jobs e degli eventi Apple. Nell’aria la soddisfazione e la consapevolezza di aver realizzato qualcosa di importante e di speciale: quando la scuola incontra  e incentiva l’immaginazione e la creatività dei suoi studenti.

Storytelling del percorso

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Epilogo: il viaggio dell’eroe

Spente le luci dello show, dopo settimane di mani in pasta e cervelli in azione, ci siamo presi una pausa di riflessione. Siamo partiti  dai noi stessi, dai nostri talenti e dai nostri desideri: mucche che volano, linee d’ombra da attraversare, futuri impossibili e prospettive realizzabili. E lì siamo tornati, dentro di noi per capire cos’è cambiato, come siamo cambiati dopo il viaggio. Ho chiesto ai ragazzi di rispondere ad alcuni domande:

  • scelta scuola: quale scuola hai scelto definitivamente. Hai cambiato idea rispetto al “prima” (prima di cominciare questo percorso)? Motiva la tua risposta.
  • identità: cosa ho imparato su me stesso in relazione a talenti, attitudini, passioni, desideri futuri. Sapevi già tutto di te o hai capito (aha moment) cose nuovi, aspetti di te che non avevi preso in considerazione? Ti sei reso conto che il futuro che avevi sempre immaginato non è quello che vorresti veramente?
  • futuro: se dovessi scrivere adesso il tuo “io nel futuro” scriveresti esattamente le stesse cose o ti immagini in modo diverso in relazione a lavoro, famiglia, hobby, etc?

e di scrivere una lettera a se stessi  scegliendo tra alcune opzioni:

  • Le mie radici. Da: Quello che ero A. quello che sarò
  • I miei obiettivi. Da: Me tanto tempo fa  A: Me, più vecchio, più saggio
  • Quello per cui vale la pena vivere. Da: Me con più incoscienza  A: Me con più esperienza
  • Il mio giorno perfetto. Da: Il vecchio me  A: Il nuovo me
  • Dieci cose che vorrei fare prima di aprire questa lettera. Da: Me, una volta A: Me, adesso
  • Dieci cose che non farò mai nella vita. Da: Quello che ero A:Quello che sono diventato
  • La persona che voglio diventare. Da Me tanto tempo fa  A: Me, tanto tempo dopo
  • Quello che voglio conservare di me, nonostante tutto. Da: Me con più entusiasmo A: Me con più equilibrio
  • Prometto a me stesso. Da: Il vecchio me  A: Il nuovo me
  • L’amore è. Da: Me, più giovane e più inquieto A: me più vecchio e più saggio

Nei giorni successivi, dopo aver messo ordine tra tutti i materiali raccolti, dopo aver sfogliato i loro taccuini e letto le loro parole, sono tornata su quelle domande da cui ero partita e ho cercato le risposte:

  • chi sono i veri protagonisti di questi percorsi? I protagonisti indiscussi di questo percorso sull’orientamento sono i 27 alunni della classe 3d della scuola media Ferraris di Modena. Nel bene e nel male, per i successi ottenuti e gli obiettivi raggiunti, per gli ostacoli non superati, per le distrazioni e l’approssimazione. Io, da parte mia, li ho sostenuti, motivati, incoraggiati, sgridati quando l’ignavitudine adolescenziale rischiava di prendere il sopravvento sull’entusiasmo.
  • I ragazzi sono davvero coinvolti e motivati? Sono stati coinvolti perchè il project based learning non si fa da sè e non lo fa l’insegnante. O i ragazzi ci mettono determinazione e impegno o altrimenti il progetto fallisce. Il bilancio dell’engagement è positivo, anche se un gruppo ristretto di alunni non ha partecipato attivamente.
  • come posso io insegnante fornire agli studenti gli strumenti adeguati per compiere la scelta giusta o almeno consapevole riguardo la scuola superiore? Attraverso una didattica laboratoriale che stimoli i ragazzi a cercare le risposte a domande su se stessi, sulle proprie origini, sul presente e sul futuro. E una volta trovate le risposte,  esse diventano risorse, conoscenze e competenze per realizzare un prodotto con consigli e linee guida per altri studenti, una guida, Orientally, che non è solo un catalogo di scuole, ma soprattutto uno strumento di orientamento, una bussola per non perdersi nel labirinto delle strade possibili.

Ognuno di loro a Settembre varcherà l’ingresso di quella scuola che ha scelto a Gennaio, dopo aver compiuto la mission “orientamento”. Se la scelta sarà stata quella giusta lo scopriremo più avanti e poco importa. Quello che importa è che ognuno di loro abbia acquisito la capacità di prendere decisioni e affrontare i momenti di passaggio e di difficoltà con determinazione, coraggio e resilienza.  Le linee d’ombra nella vita sono molteplici, il motto è sempre quello:

“Levate l’ancora diritta avanti tutta

questa è la rotta

questa è la direzione

questa è la decisione”

 

INSEGNARE AD INSEGNARE

Nella sezione Formazione sono disponibili tutti i materiali che ho utilizzato nelle mie formazioni. La pagina verrà arricchita di altri contenuti.

La pratica della condivisione e della collaborazione tra docenti dà sostanza ed energia all’azione della scuola. Per questo credo fermamente nel valore della circolazione delle idee e nella loro negoziazione, nel dialogo costante tra docenti che si scambiano percorsi didattici ed educativi. Perchè la scuola è anche comunità educante in cui gli insegnanti sono ricercatori e scienziati dell’apprendimento.

 

 

LA SCUOLA CHE VORREI.

Durante questi primi giorni di Settembre ho partecipato a diversi corsi di formazione nel duplice ruolo di formata e formatrice. Così, da prospettive diverse, da inquadrature complementari, nasce la mia idea di scuola, la scuola che vorrei per me come insegnante e per mia figlia come mamma. Proverò a declinarla in sette punti essenziali che sono anche il framework di senso dentro il quale voglio collocare la mia esperienza didattica.

  1. Una scuola di persone, dove l’alunno è prima di tutto un individuo con le sue fragilità e i suoi talenti, i suoi sogni e le sue speranze, la sua storia da raccontare; dove l’insegnante è una persona che ogni giorno si mette in gioco e disegna lo spazio del desiderio per i suoi ragazzi. La scuola che vorrei è fatta di esseri umani che attraverso la relazione costruiscono conoscenza ed apprendimento.
  2. Una scuola di relazioni che coltiva il dialogo e la collaborazione in modo che ciascuno possa sentirsi accolto e al sicuro. Una scuola come un nido dove i piccoli diventano grandi perchè c’è qualcuno, un maestro, che si prende cura di loro e che li nutre con l’attesa e lo stupore. Perchè l’educazione è prima di tutto un fatto umano, che si alimenta di relazione e condivisione. Perchè il successo scolastico prima e professionale poi dipende anche dal benessere affettivo e sociale. Perchè io senza noi rimane un punto invisibile nell’infinito cosmico, mentre noi siamo un mondo di diversità che entrano in contatto e scrivono una storia, quella dell’umanità.
  3. Una scuola di occasioni ed opportunità, capace di scoprire i talenti di ciascuno e di valorizzarli attraverso la creazione di spazi didattici alternativi a quelli tradizionali. Una scuola dove l’apprendimento non è solo prestazione, ma anche soprattutto esercizio dell’attitudine ad affrontare in maniera positiva i problemi complessi del mondo reale. Perchè la motivazione ad imparare nasce in quello spazio a metà tra comfort zone e risk zone nel quale l’alunno sicuro di sè e delle proprie capacità acquista il coraggio di rischiare.
  4. Una scuola di silenzio ed ascolto perchè è nel silenzio che si sentono i propri pensieri, mentre l’ascolto dell’altro favorisce il confronto e la costruzione della comunità. La scuola che vorrei è quella nella quale ciascuno può raccontare la propria storia sicuro di essere ascoltato al riparo da giudizi e derisioni.
  5. Una scuola dove genitori ed insegnanti costruiscono un’alleanza educativa per promuovere e sostenere il benessere dei ragazzi, nel rispetto dei ruoli di ciascuno. Perchè scuola e famiglia sono enti formatori che insieme collaborano e dialogano per incentivare nelle nuove generazioni la capacità di dare un senso alle proprie esperienze.
  6. Una scuola senza voti e senza bocciature dove gli studenti non sono numeri e misure ma emozioni, attitudini, conoscenze ed abilità. Perchè il successo scolastico passa attraverso la fiducia in se stessi e la stima degli altri. Perchè il disagio e l’abbandono scolastico derivano prima di tutto da quelle etichette che gli insegnanti in preda a ossessione valutativa appiccicano sulla fronte degli alunni. E invece per avere studenti intelligenti dovremmo cominciare a pensarli come tali, per valutarli e giudicarli dovremmo fornire loro occasioni didattiche per sviluppare quelle competenze per le quali li giudichiamo. La scuola che vorrei valuta i propri studenti a partire dai loro punti di forza per consolidarli e prende in considerazione i punti deboli e gli errori come occasioni per migliorare. La scuola che vorrei non lascia indietro i più deboli, ma investe su di loro risorse ed energie per dare anche a loro l’opportunità di provare l’ebbrezza del successo.
  7. Una scuola laboratorio di creatività e sperimentazione dove gli alunni possono sporcarsi le mani, correre il rischio di sbagliare, costruire oggetti e significati, porsi problemi e trovare soluzioni, stabilire connessioni e prospettive, usare lo smartphone e i social per comunicare e cercare informazioni. Una scuola incubatrice di talenti che sostiene i suoi alunni promuovendo in ciascuno di loro scelta ed autonomia. Una scuola atelier in cui lo studente apprendista realizza il proprio capolavoro.

In conclusione, la società nella quale viviamo, liquida, veloce, metamorfica, impone alla scuola un atto di rinnovamento radicale, una sfida al cambiamento,  un atto di coraggio difronte all’ipercomplessità del mondo attuale. I nostri ragazzi hanno diritto ad un’educazione che sia prima di tutto promozione della persona e valorizzazione delle relazioni. Io come insegnante ogni giorno mi chiedo come posso sostenere i miei alunni nel loro percorso di accesso alla conoscenza  e di costruzione di un orizzonte di senso e di desiderio. Come mamma ogni giorno mi chiedo come posso sostenere mia figlia nel suo cammino verso l’autonomia e la responsabilità, verso la bellezza del pensiero e lo stupore del sapere. Vorrei una scuola che ogni giorno parte da queste domande e non dalle risposte asettiche depositate da un sapere fuori dal tempo.

PAPER GIRLS & SANDY BOOK.

Tutto cominciò così. Gabicce beach, Zona 26 estate 2016: leggevo ad alta voce per alcune ragazzine della spiaggia, amiche di famiglia e amiche “del mare”, Hunger games (in realtà lo leggevo per me, poi non so come lo leggevo per loro). Lettura ad alta voce che coinvolgeva più della baby dance…e qualche idea informe prendeva forma nella mia testa…
Stessa spiaggia, stesso mare. Gabicce beach, Zona26, estate 2017. L’idea informe ha preso forma: arrivo armata di un borsone pieno di libri YA (per giovani adulti, i grandi lettori di oggi che domani non si sa perchè smetteranno di leggere). Ce n’è per tutti i gusti: dall’horror di Bunker diary al distopico di Berlin, dal fantasy di Twelve al comico intelligente di La mia vita è un romanzo, dal racconto impegnato di Storia di Malala a quello scanzonato e irriverente di Il mondo a testa in giù. Le ragazzine dell’anno scorso che nel frattempo son cresciute mi accolgono con entusiasmo, quasi con euforia: sfogliano i libri, osservano le copertine, ascoltano i racconti delle trame, fanno domande, si passano e si contendono storie e autori. E alla fine scelgono!!! Ciascuna di loro compie questo atto estremo di libero arbitrio: senza imposizioni, senza obblighi, senza dogmi e senza divieti le ragazzine della spiaggia prendono un libro, quello che le ha colpite di più per un qualunque motivo (anche il più banale, poco importa) e si mettono a leggere!!!! Qualcuna di loro non ha mai letto un libro fino alla fine, molte leggono perchè obbligate dall’insegnante, poche sanno che c’è un libro giusto per ognuno di noi, come l’anima gemella…solo che con i libri è più facile!!!! Basta che noi, genitori, insegnanti, adulti che spesso vogliamo scegliere al posto loro convinti di saperla lunga, facciamo un passo indietro, anzi di fianco…accanto a loro, i giovani adulti, per consigliare, suggerire, incentivare libri e letture. Rendiamoli curiosi e affamati di storie ma poi lasciamo liberi di scegliere…almeno i libri dell’estate!!! Chissà che si innamorino…della lettura, ovviamente.

KEEP IN TOUCH. Tentativi di alleanza educativa con i genitori.

C’è un aspetto dell’insegnamento che spesso viene trascurato (dall’insegnante stesso): la relazione con i genitori, la comunicazione con le famiglie dei nostri studenti. Quando lo scorso anno scolastico sono arrivata nella mia attuale scuola ho “ereditato” una classe seconda media e ho dovuto da subito fare i conti non solo con i ragazzi che erano già un gruppo consolidato e quindi avevano verso di me un atteggiamento giustamente diffidente, a tratti indifferente, ma anche (soprattutto) con i genitori che erano già un gruppo MOLTO consolidato e compatto!! Io poi sono subito entrata a gamba tesa proponendo a ragazzi e genitori una didattica completamente diversa rispetto a quella della loro precedente insegnante di lettere…ricordo ancora (adesso con affetto, all’epoca con preoccupazione) le facce dei miei studenti quando mostrai loro il trailer del nostro percorso scolastico! Insomma, mi resi conto da subito che avrei dovuto investire risorse ed energie per conquistare la fiducia non solo degli alunni, ma anche dei loro genitori. Cosa quest’ultima ben più difficile, perchè i genitori a volte faticano a riconoscere e rispettare i ruoli, un pò come accade quando ai mondiali di calcio tutti gli italiani diventano allenatori della nazionale italiana. Invece, siccome il  mestiere dell’insegnante è complesso occorrono competenza ed esperienza che si conquistano sul campo, anche dimostrando ai genitori che quell’expertise deve tradursi in riconoscimento del ruolo dell’insegnante. Per tutte queste ragioni ho provato sin dall’inizio a costruire con le mamme e i papà della mia 2D una relazione basata sulla partecipazione e sul coinvolgimento; attraverso la narrazione, il racconto delle esperienze didattiche ho cercato di trasformare la diffidenza iniziale in fiducia (non incondizionata) e in disponibilità ad “affidarmi” il compito di educare i loro figli. Del resto, tanti sono i modi e le opportunità per costruire ponti (e abbattere muri) di comunicazione tra l’insegnante e i genitori. Io mi sono affidata soprattutto alle lettere via mail, come fossero delle newsletter di aggiornamento sul “viaggio” educativo dei ragazzi, agli incontri in plenaria tramite assemblee di classe “straordinarie” e ai colloqui individuali. Questi ultimi, in particolare, mi hanno permesso di instaurare con tutti (davvero tutti) i genitori un dialogo basato su un interesse comune: il successo educativo e personale di quella ragazza o di quel ragazzo, il benessere di un individuo che è figlio di genitori che vogliono vederlo sereno e alunno di un’insegnante che cerca di accompagnarlo nella creazione dello spazio del desiderio.

Così, a fine anno scolastico, ho voluto salutare i ragazzi con un trailer che racconta la storia, il cammino che insieme, io e loro, abbiamo compiuto in un anno scolastico, mentre ai genitori ho scritto una mail un pò visionaria, un pò epica (come dice la mia amica Jenny) per condividere con loro il senso di un percorso di conquiste, a volte compiute fino in fondo a volte ancora da consolidare nel futuro.

A settembre riprenderò da lì, dall’alleanza educativa con le famiglie, nel rispetto reciproco dei compiti di ciascuno, avendo come obiettivo comune quello di formare persone e cittadini che sappiano affrontare in modo positivo l’incertezza degli scenari sociali e professionali del mondo contemporaneo.

Lettera ai genitori di 2D

Cari genitori, fine di un anno scolastico, tempo di bilanci, di riflessioni, di aspettative.Comincerei dal #ringraziare voglio…Vorrei ringraziarvi per la fiducia che mi avete dato in questo anno di grandi cambiamenti, per la disponibilità con cui avete accolto le mie proposte di innovazione (anche quando probabilmente non eravate d’accordo), per l’autonomia che mi avete concesso nel disegnare un progetto di apprendimento a volte faticoso ed impegnativo per i vostri ragazzi. E i vostri ragazzi non si sono mai tirati indietro, hanno accettato la sfida educativa che ho proposto loro dall’inizio dell’anno, alcuni con entusiasmo “più contenuto”, altri con forte convinzioneContinua

 

 

LABORATORIO DI SCRITTURA IN ONDA

Il laboratorio di scrittura e lettura va in onda!!! A inizio estate, finita la scuola, io, Daniela e Jenny (prof. d’assalto) siamo andate a raccontare cosa facciamo ogni giorno in classe quando trasformiamo l’aula in laboratorio nel quale apprendisti scrittori e lettori imparano il mestiere di scrivere e la magia della lettura. In 30 minuti abbiamo cercato di farci stare tutto: il metodo, il framework teorico pedagogico, la motivazione, la bellezza, il piacere di apprendere, …ma sono rimaste fuori tante cose. Tra le altre, la comunità Italian Writing teachers che ogni giorno cresce alimentata dalla condivisione e dalla consapevolezza di essere sulla strada giusta. Il riferimento alle nostre scuole, quella di Jenny Poletti Riz(secondaria di primo grado Fassi di Carpi), di Daniela Pellacani (secondaria di primo grado Pio di Carpi) e la mia (secondaria di primo grado Ferraris di Modena), e alle loro Dirigenti che ci hanno sostenuto in questo percorso didattico d’avanguardia. L’atmosfera, il mood delle lezioni di laboratorio, quel senso di cura e di ascolto che mette i ragazzi in una condizione di benessere (stare bene a scuola).
Video della trasmissione